Le Cappelle

Cappella I – MARTIRIO DI SANT’EUSEBIO[+] Espandi
Gli ariani, furenti, circondarono la casa di Eusebio e afferratolo lo trascinarono fuori con la forza. Con una gragnola di pietre gli fracassarono il capo e le altre membra, finché il cervello fuoruscì dal capo e anche molto sangue, e la sua anima, sciolta dalla carne, volò subito verso la gloria che aveva previsto. I discepoli ne raccolsero il corpo e lo seppellirono nella basilica che lo stesso Eusebio aveva fatto costruire… 

Dalla Passio vel Vita Sancti Eusebii Vercellensis La prima cappella sorge sulla sinistra della strada che da Forneglio si arrampica verso il Santuario, in prossimità di un’antica fonte che, secondo la tradizione, fu fatta scaturire da sant’Eusebio. Edificata per volontà della città di Vercelli in ricordo della tradizione del martirio del Santo, così come descritta nella sua Vita, risulta già iniziata nel 1592 e completa della decorazione interna verso la fine del secolo. L’edificio riveste notevole importanza anche per la sua posizione all’interno del percorso, in quanto costituiva il primo momento di riflessione religiosa per i pellegrini che, dalla pianura, faticosamente salivano verso il Santuario, e qui si soffermavano per riposare e dissetarsi.

La costruzione si presenta con un piazzale antistante di dimensioni ridotte ed è ripartita su due piani: un piano inferiore che in origine costituiva un porticato per la sosta, mentre il piano superiore è formato da un loggiato a pilastri e colonne sormontate da capitelli fogliati, che introduce alla cappella stessa. All’interno, le sculture in terracotta policroma sono attribuite a Giovanni Tabacchetti, con interventi di restauro di epoche diverse. Le decorazioni parietali, in passato attribuite a Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, di recente sono state attribuite a Giorgio Alberini, in collaborazione con un artista valsesiano e datate al primo decennio del Seicento.

I soggetti rappresentati si riferiscono in modo realistico ed efficace alla realtà vercellese e monferrina dell’epoca. La composizione è incentrata sulla figura del vescovo Eusebio che, in abiti liturgici, ferito al capo e sanguinante, sta per accasciarsi al suolo sotto l’infuriare dei colpi dei manigoldi ariani. Attorno, certi ceffi sinistri si stanno accanendo contro di lui con pietre e staffili. La drammaticità della scena è accentuata dalla sapiente distribuzione dei personaggi all’interno del piccolo ambiente, dal realismo della rappresentazione dei volti, dalle pose, dalla composizione plastica dell’insieme. Straordinari alcuni personaggi: il gozzuto il quale, sulla sinistra, fornisce proiettili al giovanottone a torso nudo che si accanisce contro il Santo; i gentiluomini azzimati che, in seconda fila, assistono al martirio, senza sporcarsi le mani: tra loro il capitano dei militi a cavallo, presente per assicurare “l’ordine pubblico”, e l’uomo della legge, con in mano il rotolo della sentenza, ad assicurare la “legalità” del martirio-sopruso. Nella finzione artistica, la scena si svolge nel piazzale della chiesa di Sant’Andrea a Vercelli, dipinta, con felice anacronismo, sulla parete di fondo dell’edicola.Abbandonati e in stato di degrado per molti anni, sculture e affreschi furono sottoposti ad un primo intervento di restauro nel 1859 eseguito dal p. Giuseppe Latini, che in quegli stessi anni risiedeva nel convento. Nel 1935 fu lo scultore Guido Capra (1888-1963), allievo di Leonardo Bistolfi, ad eseguire un secondo restauro delle statue. Distrutte da atti vandalici, nel 1977, sono state in parte restaurate da Gian Luigi Nicola nel 1980-1981. Attualmente la cappella è chiusa al pubblico per lavori di salvaguardia e di restauro.

 

Cappella II – RIPOSO DI SANT’EUSEBIO[+] Espandi
Proseguendo lungo la strada che da Forneglio sale a Crea, ad una curva, si scorge sulla destra, indicato da opportuna segnaletica, l’antico tracciato che portava direttamente al piazzale antistante il Santuario. Proprio all’inizio di questo percorso è situata la seconda cappella.

Edificata dai Canonici lateranensi nel 1600, era dotata anche di un pronao demolito poi intorno al 1860, nel corso di lavori che hanno visto il sostanziale rifacimento della cappella. Per l’occasione si è proceduto anche alla sostituzione delle statue e dei dipinti originari – forse opera dei fratelli Tabacchetti e del Moncalvo – con nuove statue e dipinti rispettivamente di Giuseppe Latini e del Martini di Robella.
La cappella ripropone la tradizione secondo cui il sant’Eusebio di Vercelli, sarebbe transitato di qui per salire al monte portando l’effige della Vergine opera da san Luca. Nella roccia antistante si sarebbe miracolosamente creata una fenditura che gli permise di procedere oltre, e proprio dove sorge la cappella il Santo si sarebbe fermato a riposare provato dalla fatica del cammino e dal peso della statua. Questa tradizione è confermata anche dalla credenza popolare che attribuisce alla roccia detta “il sedile di Sant’Eusebio” particolari poteri di guarigione.

All’interno è raffigurato un sant’Eusebio provato e stanco, che riposa ai piedi del simulacro della Vergine nera avvolta in un manto dorato. Sulla destra si trova la statua di san Vincenzo Ferrer che agli inizi del Quattrocento aveva percorso il Monferrato con la sua predicazione dotta e che, agli inizi del Quattrocento aveva percorso il Monferrato con la sua predicazione dotta e infuocata e che, da buon frate domenicano, è raffigurato con un libro sotto il braccio. Sulla parete di sinistra un affresco riproduce un pio e devoto san Luigi Gonzaga in compagnia di un severo duca Vincenzo, in visita al Santuario.
L’attuale percorso, che privilegia il passaggio dalla strada principale, asfaltata,  penalizza la visita a questa cappella.

Cappella III – MARIA PREFIGURATA E PROFETATA[+] Espandi
Già Creazione di Adamo ed Eva
La III cappella apre la serie di cappelle dedicate direttamente alla vita di Maria precedente l’Annunciazione (cappelle IV-VII) o allo sviluppo della devozione mariana legata ai misteri del rosario, che vanno dall’Annunciazione all’Incoronazione di Maria (cappelle VIII-XXIII). Attorniata da cipressi, si trova in posizione leggermente arretrata, sulla destra della strada che da Forneglio sale al Santuario.

Costruita tra il 1609 e il 1630, in origine era dedicata alla Creazione di Adamo ed Eva e le descrizioni antiche ricordano la rappresentazione dell’albero del bene e del male, del serpente e di altri animali legati all’episodio della creazione.
Nel 1859 la cappella fu rimaneggiata da Francesco Brocchi, e dedicata non più alla creazione di Adamo ed Eva ma all’inizio della nuova creazione, con la nuova Eva, Maria. Secondo la tradizione cattolica, Maria era stata prefigurata da alcune eroine della prima alleanza (Sara, Rebecca, Rachele, Giuditta, Rut, Ester: tutte raffigurate nella decorazione pittorica ormai scomparsa), e di lei avevano profetato diversi personaggi dell’Antico Testamento.
La cappella è a pianta ellittica, con portico antistante retto da pilastri sormontati da archi e coperto da una volta a padiglione. Le statue sono opera di C. Morra di Grazzano.

Sopra l’altare, un bassorilievo raffigura la Vergine secondo la più tradizionale iconografia dell’immacolata: circondata da angioletti, il capo ornato di stelle, la luna sotto i piedi, mentre con il calcagno schiaccia il capo del serpente tentatore.
Ai lati sono collocate le sei statue in gesso dipinto dei “profeti” che, in qualche modo, avevano anticipato aspetti della vita di Maria. A sinistra, partendo dal centro, Mosè che sorregge le tavole della Legge ricevute da Dio e ritenuto autore del libro della Genesi in cui si preannuncia la venuta di una donna che avrebbe schiacciato il capo del serpente tentatore (Genesi 3,14-15); alla sua destra un pensoso Balaam, misterioso veggente pagano che annunciò benedizioni nei confronti degli israeliti nel corso dell’esodo e profetò il sorgere di una stella da Giacobbe (Numeri 24,17); e poi il profeta Geremia, dall’aria tormentata, che previde l’arrivo di un evento singolare ad opera di una donna (Geremia 31,21-22).
A destra, dal centro, si susseguono Davide con corona regale e arpa di cantore delle lodi di Dio, che in un Salmo aveva cantato come il Signore avesse scelto Sion (prefigurazione di Maria) come sua dimora (Salmo 132,13); segue poi un profeta barbuto Isaia, autore della profezia della vergine che avrebbe concepito e partorito un figlio (Isaia 7,14); e infine il profeta Ezechiele che aveva parlato di una misteriosa porta (secondo la tradizione, Maria) attraverso la quale sarebbe passato solo il Signore (Ezechiele 44,2).
Sulle pareti sono murate numerose lapidi tombali della famiglia Goria, a lungo padrona della cappella, mentre una cripta sottostante conserva le sepolture di alcuni membri della stessa famiglia.

Cappella IV – CONCEZIONE DI MARIA [+] Espandi
Episodio tratto dai Vangeli Apocrifi
Gioacchino, rattristato per il fatto di non aver avuto figli e sentendosi per questo anche rifiutato e disprezzato dalla gente, si era ritirato nel deserto lasciando Anna nello sconforto e nella desolazione. Ma ecco che, dopo un certo tempo, un angelo del Signore apparve ad Anna, dicendo:
«Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza». Anna rispose: «(Com'è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina, l'offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita». Ed ecco che vennero due angeli per dirle: «Tuo marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti». Un angelo del Signore era infatti disceso da lui per dirgli: «Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la tua insistente preghiera. Scendi di qui. Ecco, infatti, che Anna, tua moglie, concepirà nel suo ventre». Gioacchino scese, e… giunse con i suoi armenti. Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire Gioacchino, gli corse incontro e gli si appese al collo, esclamando: «Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta molto. Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile concepirà nel ventre». Quel giorno Gioacchino si riposò in casa sua…
Protovangelo di Giacomo 4,1-4
La cappella sorge in prossimità della piazza prospiciente il Santuario, parzialmente inglobata nell’edificio del ristorante, ed è stata edificata nel 1598 dalla contessa di Sartirana, Margherita Beccaria, come ex-voto.
La facciata è semplice, con lesene angolari e due finestre laterali che incorniciano la porta. In alto una piccola finestra ovale illumina l’interno dell’edificio che si sviluppa su un atrio quadrato coperto da cupola ottagonale, cui si affiancano tre nicchie ai lati.
In primo piano le sculture raffiguranti i committenti (la contessa, il marito, Arborio Onofrio di Gattinara e il figlio, Carlo Francesco in atteggiamento orante), mentre nelle nicchie e sull’altare sono raffigurate scene della vita dei genitori di Maria, ispirate agli Apocrifi.

Gioacchino e Anna, avanti negli anni e senza figli, vivono una vita triste a causa della loro sterilità. Gioacchino, che rispettosamente si è tolto il cappello di fronte all’angelo, si trova al pascolo con le pecore e il cane, in un quadro bucolico anche se piuttosto desertico, allietato dal ragazzo che suona la cornamusa. Anna, invece, si trova sola nel lussureggiante giardino di casa. Entrambi ricevono da un angelo l’annuncio della nascita di una loro creatura, che sarà Maria. Gioacchino rientra a casa e incontra Anna presso la porta del tempio di Gerusalemme, e dal loro trepidante ritrovarsi si avrà la “Concezione di Maria”.
Per l’apparato decorativo probabilmente furono all’opera maestranze diverse, non sempre distinguibili in apporti singoli. Gli affreschi sono attribuiti a Giorgio Alberini, le sculture a Giovanni Tabacchetti e Paolo Giovenone, mentre il pregevole altorilievo in cotto dipinto che si trova sull’altare è attribuito al Giovenone.

Sul tamburo ottagonale è dipinta la Vergine nell’atto di schiacciare la testa del drago, circondata da angioletti e san Francesco.
Gli affreschi laterali, raffiguranti san Francesco e Maria Maddalena, sono scomparsi e ora coperti da una lapide che ricorda i restauri del 1754. Un secondo restauro fu eseguito nel 1815, a cura di Ludovico di Sartirana, e le antiche decorazioni parietali furono sostituite da affreschi realizzati da Pier Giuseppe Cima. L’ultimo restauro completato nel 1998, riguardante le statue, gli affreschi e l’impianto strutturale, è stato eseguito da Gian Luigi Nicola.

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Cappella V – NATIVITÀ DI MARIA [+] Espandi
Episodio tratto dai Vangeli Apocrifi
Per Anna si compirono i mesi. Nel nono mese partorì e domandò alla levatrice: «Che cosa ho partorito?». Questa rispose: «Una bambina». «In questo giorno, disse Anna, è stata magnificata l'anima mia», e pose la bambina a giacere. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi il seno alla bambina e le impose il nome Maria.
Protovangelo di Giacomo 5,2
La cappella si affaccia sulla piazza, congiunta ad essa da una scalinata e lungo un asse ideale che la collega alla cappella della Madonna di Crea all’interno del Santuario, quasi a voler evidenziare, già nella posizione privilegiata, la sua funzione di cappella ducale. Fu fatta costruire nel 1590 dal duca di Mantova e del Monferrato, Vincenzo I Gonzaga, su progetto di Giovanni Francesco Baronino.
La facciata è incorniciata da due coppie di lesene situate ai lati dell’ingresso, sopraelevate su alti zoccoli e concluse da una trabeazione. L’edificio è composto da due spazi: uno pressoché quadrato, riservato alla contemplazione, e uno, rettangolare, soprelevato rispetto al primo, sul quale è raffigurata la nascita di Maria.

Sant’Anna, dopo il parto, a letto, appoggiata a numerosi cuscini, è assistita da alcune donne, una delle quali le porge un uovo “ricostituente”. Le altre preparano il “primo bagno di Maria”: una verifica la temperatura dell’acqua, l’altra prepara l’asciugamano, mentre la terza accosta la neonata al bacile. Accanto al letto della madre, in primo piano la culla a dondolo per la neonata.
Scene usuali di nascita fino a pochi decenni fa, una faccenda tra donne, con gesti molto umani, senza alcun elemento soprannaturale se non fosse per quel Padre Eterno, dipinto sulla volta sovrastante, che dall’alto assiste discreto all’evento.
La decorazione pittorica tardo cinquecentesca della volta è attribuita a Giorgio Alberini. Nelle nicchie sono inserite le statue di quattro profeti: Davide, Isaia, Geremia ed Ezechiele (attribuite a Melchiorre D’Enrico il Vecchio, Michele Prestinari e figlio), mentre sulle pareti laterali sono raffigurate altre due nascite, di donne dell’Antico Testamento.  In questo modo, i personaggi e le vicende dell’Antico Testamento sono presenti alla nascita di Maria che si inserisce in una lunga storia di cui è l’ultimo e fondamentale anello.

A sinistra la nascita di Acsa, figlia di Caleb (data poi in sposa al conquistatore della città di Kiriat-Sefer: Giudici 1,12-13): anche qui la raffigurazione del “primo bagno” della neonata, mentre la puerpera è assistita da altre donne. A destra la nascita di Mikal, figlia del re Saul, (data poi in sposa a Davide: 1 Samuele 18,20ss), dove solennità e quotidianità si compenetrano: da un lato il palazzo reale e i personaggi riccamente vestiti, e dall’altro il bambino con un paniere di uova da offrire.
E’ del 1637 il progetto di G. Faciotto per la costruzione di un portico antistante, mentre nel 1682 inizia la prima campagna di restauri voluti dal Duca Ferdinando Carlo Gonzaga ed eseguiti da Giovanni Antonio Veglia di Asti, che interessano gli affreschi della volta e delle pareti.

El 1715 ai Gonzaga subentrarono i Savoia e Vittorio Amedeo II fa sostituire la scala esistente con una barocca.
Nel 1834 si eseguono restauri voluti da re Carlo Alberto, e nel 1859 Vittorio Emanuele fa realizzare un nuovo altare in marmo e la nuova gradinata esterna, mentre gli affreschi vengono rimaneggiati dal Martini di Robella. Nel 1989 si esegue un nuovo restauro degli affreschi da parte di P. Vignoli e L. Pagella, mentre recenti lavori hanno fatto riemergere parte della originaria decorazione della volta con figure di putti.

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Cappella VI – PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO[+] Espandi
Episodio tratto dai Vangeli Apocrifi
Gioacchino disse a Anna: «Per mantenere la promessa fatta, conduciamo Maria al tempio del Signore»… Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: «Chiamate le figlie senza macchia degli ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore». Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore. Il sacerdote l’accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: «Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell'ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione»… Il Signore Iddio la rivestì di grazia… Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba, e riceveva il vitto per mano di un angelo.
Protovangelo di Giacomo 7,1 – 8,1
Situata sul versante nord del monte, la cappella segna l’inizio di un percorso che sale a spirale fino al Paradiso. Denominata nel Settecento cappella di Sant’Anna, presenta un apparato scultoreo piuttosto modesto con sostituzioni e rifacimenti ottocenteschi.
La cappella fu edificata a cura del priore Costantino Massino e risulta già terminata nel 1590, cinque anni dopo l’istituzione ufficiale della festa della Presentazione di Maria da parte di papa Sisto V.
Il piccolo edificio è a pianta ottagonale, che diventa circolare nel delimitare lo spazio interno, coperto da una cupola.

Le statue originali, opera dei fratelli Tabacchetti, rovinate durante le incursioni napoleoniche, nel 1814 furono sostituite da quelle attuali, di modesta fattura, opera dello scultore Varallo di Moncalvo.
Gli affreschi alle pareti, attribuiti a Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, raffigurano elementi architettonici che ricordano l’interno del tempio, con due angeli che reggono l’arca dell’alleanza (che, però, al tempo di Maria non si trovava più nel tempio) e ai lati personaggi in signorili abiti seicenteschi. Sulla volta, anche qui il Padre Eterno, fra angeli e nubi, assiste alla presentazione di Maria, che rimarrà a servizio del tempio fino al momento in cui sarà data in sposa a Giuseppe.
Il sommo sacerdote in abiti pontificali accoglie la bambina a braccia aperte; Gioacchino, il padre, la offre apparentemente senza riserve, mentre la madre, Anna, sembra divisa tra la ragione della promessa fatta e la ragione del cuore che fatica a staccarsi dalla figlia tanto attesa.
Tra il 1859 e il 1860 furono eseguiti lavori di manutenzione strutturali, e le statue furono ridipinte dal Giuseppe Latini. Nel 1983 le statue e gli affreschi sono stati sottoposti ad un ulteriore restauro a cura di Gian Luigi Nicola per la Regione Piemonte.

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Cappella VII – SPOSALIZIO DI MARIA [+] Espandi
Episodio tratto dai Vangeli Apocrifi
Quando Maria compì dodici anni, si tenne un consiglio di sacerdoti: «Ecco che Maria è giunta all'età di dodici anni nel tempio del Signore. Adesso che faremo di lei…?». Disse il sommo sacerdote: «… Faremo quello che il Signore ti manifesterà»… Ed ecco che gli apparve un angelo del Signore, dicendogli: «Zaccaria, Zaccaria! Esci e raduna tutti i vedovi del popolo. Ognuno porti un bastone: Maria sarà la moglie di colui che il Signore designerà per mezzo di un segno»… Tutti accorsero, anche Giuseppe, e andarono dal sommo sacerdote, portando i bastoni. Presi i bastoni di tutti, entrò nel tempio a pregare, poi uscì e li restituì loro; ma in essi non v'era alcun segno. Giuseppe prese l'ultimo bastone: ed ecco che una colomba uscì dal suo bastone… Il sacerdote disse allora a Giuseppe: «Tu sei stato eletto a ricevere in custodia la vergine del Signore»… Giuseppe, intimorito, la ricevette in custodia.
Protovangelo di Giacomo 8, 2 – 9,3
La cappella, situata su un’area pianeggiante, lungo il viale che conduce alla cima del monte, fu costruita prima del 1612, con il contributo della comunità di Candia Lomellina. La facciata è semplice, mentre l’interno presenta un disegno articolato, costituito da un ottagono arricchito da due nicchie laterali, poste lungo l’asse orizzontale e quattro più piccole sulle diagonali. Una cupola sovrasta l’ambiente interno.
La cappella raffigura il matrimonio di Maria e Giuseppe e la vicenda che lo ha preceduto. Maria era al servizio del tempio e quando raggiunse l’età del matrimonio i sacerdoti convocarono i potenziali aspiranti, tra cui anche Giuseppe, vedovo, ciascuno con un bastone. La scelta cadde su Giuseppe il cui bastone fiorì (o dal quale uscì una colomba), mentre quelli degli altri pretendenti rimasero inerti.
Il matrimonio è celebrato dallo stesso sommo sacerdote, che prende per mano gli sposi avvicinandoli e forse aiutandoli a superare una certa timidezza, mentre un titubante Giuseppe porge l’anello nuziale a Maria. Sulla sinistra sta il gruppo degli altri pretendenti, ormai esclusi e forse anche indispettiti per il risultato (uno sta spezzando l’ormai inutile bastone), tutti, più eleganti di Giuseppe e forse convinti di aver avuto prospettive migliori da offrire a Maria. Sulla destra il gruppo di giovani donne, le compagne di Maria, venute ad accompagnare la cerimonia con i canti nuziali.
Il gruppo scultoreo originario – tradizionalmente riferito a Giovanni Tabacchetti e formato da undici statue raccolte attorno alla figura del sacerdote –, è stato molto alterato nel suo impianto per i numerosi ritocchi stratificatisi nel corso dei secoli. Le tre figure centrali sono in parte in gesso dipinto, rifatte durante i restauri eseguiti dal Giuseppe Latini nel 1858.
La pala d’altare, in terracotta policroma, raffigura l’incontro tra Eliezer, servo di Abramo, e Rebecca. Inviato a cercare moglie per Isacco, figlio del padrone, Eliezer la individua in Rebecca che incontra ad un pozzo dove disseta lui e i suoi cammelli (Genesi 24,15-27).
Alle pareti sono raffigurati gruppi di personaggi incorniciati da elementi architettonici; sulla volta, invece, è raffigurato il Padre Eterno circondato da angeli che partecipa all’evento dall’alto, attribuibile a Giorgio Alberini e databile 1605-1610.
Nel 1935 sono documentati lavori conservativi sull’apparato scultoreo a cura di Guido Capra. Negli anni 1979-81 seguono nuovi restauri a dipinti e sculture, voluti dal padre Antonio Brunetti ed eseguiti da Pietro Vignoli.

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Cappella VIII – ANNUNCIAZIONE DELL’ANGELO A MARIA [+] Espandi
Episodio tratto dai Vangeli Apocrifi
Primo Mistero gaudioso
Dio mandò l'angelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine sposa di un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe: il nome della vergine era Maria. Entrò da lei e le disse: «Salve, piena di grazia, il Signore è con te». Per tali parole ella rimase turbata e si domandava che cosa significasse un tale saluto. Ma l'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai nel grembo e darai alla luce un figlio. Lo chiamerai Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato figlio dell'Altissimo…». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». L'angelo le rispose: «Lo Spirito Santo scenderà sopra di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra; perciò quello che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio…». Disse allora Maria: «Ecco la serva del Signore; si faccia di me come hai detto».
Luca 1,26-38
La cappella è situata in fondo al viale alberato, e da essa si dipartono il viale che gira attorno al monte e il percorso ascendente verso la cima. Fu eretta a spese della città di Alessandria nel 1599 e all’interno presenta una pianta quadrata con piccole nicchie che tagliano gli angoli in diagonale.
La scena centrale è quella dell’annunciazione, con Maria, l’angelo e lo Spirito Santo. Una Maria, con tanto di inginocchiatoio e leggio, intenta alla lettura dei testi sacri e intimidita riceve l’annuncio della sua maternità divina dall’angelo. Questi si interpone tra lei e lo Spirito Santo, raffigurato sotto forma di colomba addossata alla parete di sinistra, e che sarà all’origine di questa maternità.
Con l’annunciazione si entra nelle vicende del Nuovo Testamento narrate dai Vangeli canonici i cui autori, quasi testimoni dell’evento, sono raffigurati nelle nicchie con i rispettivi simboli (Matteo con l’angelo, Marco con il leone, Luca con il bue e Giovanni con l’aquila), mentre sulla parete di fondo campeggia un Padre Eterno circondato da angeli.
Oltre ai testimoni del Nuovo Testamento sono presenti all’evento anche personaggi dell’Antico Testamento in cui la tradizione cattolica ha visto una prefigurazione di Maria: Ester e Giuditta, due forti donne ebree che, come Maria, sono state artefici della salvezza del loro popolo. Sulla parete di destra è dipinta la coraggiosa regina Ester che implora il re Assuero, suo sposo, per ottenere la salvezza degli ebrei, suo popolo (Ester 2,1ss). La pala d’altare, invece, raffigura Giuditta dopo che ha decapitato Oloferne, il comandante dell’esercito nemico (Giuditta 13,1ss). Nel mirabile e realistico gruppo plastico ammiriamo una Giuditta affascinante, determinata e senza turbamento, mentre il volto della serva che tiene il sacco per raccogliere la testa troncata esprime stravolgimento e paura.
Le attribuzioni sono piuttosto controverse e qui emerge un’eterogeneità nei tratti pittorici, mentre l’apparato scultoreo è stato attribuito a più interventi. Il gruppo degli angeli musicanti che circondano il Padre Eterno, rappresenta uno degli esempi plastici più elevati del Sacro Monte.
Dal 1853 si sono susseguite diverse campagne di restauro fino agli anni 1981-1983, con sistemazioni esterne e integrazioni di dipinti e sculture

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Cappella IX – VISITAZIONE DI MARIA AD ELISABETTA [+] Espandi
Secondo Mistero gaudioso
Maria, messasi in viaggio, si recò in fretta verso la regione montagnosa, in una città di Giuda. Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Ed ecco che, appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, le balzò in seno il bambino. Elisabetta fu ricolma di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno… E benedetta colei che ha creduto al compimento di ciò che le è stato detto dal Signore». E Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata…».
Luca 1,39ss
La cappella, situata all’inizio della salita che si distacca sulla sinistra dal viale principale, fu edificata intorno al 1598, dal marchese Fabio Gonzaga, governatore del Monferrato e rientra nel primo progetto del priore Costantino Massino.
L’edificio dalle linee semplici ed essenziali, è di pianta quadrangolare. L’aspetto originario era completato da un portico, demolito nella fase di rifacimento ottocentesca.
Il “mistero” di cui si fa memoria è la visita di Maria alla parente Elisabetta. Le statue raffigurano l’incontro tra le due donne, trepidanti, entrambe incinte ed entrambe coinvolte in una gravidanza straordinaria: Maria senza intervento di uomo, Elisabetta sterile e ormai fuori età. Dalla bocca di Maria sgorga il cantico del Magnificat.
Testimoni muti dell’incontro tra le due donne sono Zaccaria, il sacerdote, sposo di Elisabetta, e Giuseppe, sposo di Maria, con tanto di bastone da viaggio e sacco con provviste e doni.
Anche in questa cappella sono presenti rimandi all’Antico Testamento, in particolare a due “visitazioni-incontri” di personaggi famosi della storia biblica. Sulla parete di sinistra è raffigurata la visita della regina di Saba  al re Salomone (1 Re 10,1ss); sulla parete di destra l’incontro della saggia Abigail con il re Davide (in armi e con tanto di elmo con pennacchio) al quale porta rifornimenti per riparare il torto causatogli dallo stolto marito (1 Samuele 25,2ss).
Sulla parete centrale è raffigurato il Padre Eterno con angeli musicanti, forse alle prese con un Magnificat celestiale.
Distrutta dalle incursioni dell’esercito napoleonico agli inizi del secolo XIX la cappella fu abbandonata per molti anni e solo nel 1863 fu ripristinata nelle decorazioni interne e nella struttura esterna. In quella occasione l’apparato scultoreo, attribuito al Tabacchetti, fu sostituito dalle sculture di Giuseppe Latini.
Altri interventi sono documentati nel 1934, nel 1979 e nel 1989-1990 con restauro delle statue e rifacimento del pavimento.

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Cappella X – NATIVITÀ DI GESÙ[+] Espandi
Già Sogno di san Giuseppe
Terzo Mistero gaudioso
Mentre [Maria e Giuseppe] si trovavano [a Betlemme], per Maria giunse il tempo di partorire e diede alla luce il suo figlio primogenito. Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia… In quella stessa regione si trovavano dei pastori che vegliavano all'aperto e di notte facevano la guardia al gregge. L'angelo del Signore si presentò… e disse loro: «…Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è il Messia Signore…». Subito si unì all'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio così: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»… I pastori andarono dunque in fretta e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia.
Luca 2,6ss
La cappella, situata sul percorso che ascende verso il monte ed eretta nel 1606, in origine era dedicata al Sogno di San Giuseppe ed era composta di tre statue: la Vergine seduta intenta ai lavori domestici e l’angelo nell’atto di parlare con Giuseppe sprofondato in un sonno inquieto. Alle pareti era raffigurata la scala di Giacobbe.
A partire dal 1862 – e rispondendo alla nuova strutturazione dell’insieme della “Via Sacra” voluta dal vescovo Nazari di Calabiana –, la cappella venne dedicata al “mistero” della Natività di Gesù con una nuova sistemazione e statue eseguite dal Giuseppe Latini. Nel 1888 la scena venne ulteriormente modificata dal Canonico Giuseppe Bussi, con l’eliminazione della capanna e l’apertura di una grotta nella roccia, e con l’aggiunta di statue dei Antonio Brilla e, successivamente del De Dei e di Guido Capra.
L’edificio, a pianta rettangolare, presenta un’abside semicircolare nella quale è inserita la scena della nascita di Gesù, secondo uno schema che ritroviamo nei presepi più tradizionali. Nella grotta trovano posto Giuseppe, Maria e Gesù in braccio alla madre, l’asino e il bue (assenti, però, nel testo biblico). Avvertiti dagli angeli, i pastori (tra cui in primo piano una solida pastora con cesto di provviste sulla testa), arrivano con bambini e pecore, porgono il loro saluto e offrono al neonato bambino doni di vario genere, tra cui l’immancabile cesto di uova. Sopra di loro gli angeli, con trombe e festoni, annunciano il lieto evento. Sullo sfondo è raffigurata la città di Betlemme.

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Cappella XI – PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO[+] Espandi
Già Natività di Gesù
Quarto Mistero gaudioso
C'era in Gerusalemme un uomo chiamato Simeone: uomo giusto e pio… Andò dunque al tempio, mosso dallo Spirito; e mentre Giuseppe e Maria portavano il bambino Gesù per fare a suo riguardo quanto ordinava la legge, egli lo prese tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora, o Signore, lascia che il tuo servo se ne vada in pace secondo la tua parola perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza…». Vi era anche una profetessa, Anna… che non lasciava mai il tempio e serviva Dio giorno e notte, con digiuni e preghiere. Arrivò essa pure in quella stessa ora e rendeva grazie a Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la liberazione di Gerusalemme.
Luca 2,25ss
La cappella fa parte del nucleo più antico – infatti era già costruita nel 1598 – e in origine era dedicata alla Natività di Gesù. Danneggiata negli anni della soppressione napoleonica, nel corso della ristrutturazione ottocentesca, decisa dal vescovo Nazari di Calabiana, venne dedicata al IV mistero gaudioso del rosario: la presentazione di Gesù al tempio.
L’edificio si presenta con una facciata semplice e lineare, è a pianta ottagonale con abside semicircolare e loggia antistante. L’interno è coperto da cupola. Il gruppo statuario ottocentesco è in gesso dipinto ed è opera del Giuseppe Latini e di Antonio Brilla, che si è ritratto nelle fattezze di Simeone.
Sotto lo sguardo del Padre Eterno attorniato da angeli, Giuseppe, Maria e Gesù si trovano al tempio per soddisfare le prescrizioni della legge ebraica relative alla purificazione di Maria dopo il parto e alla presentazione di Gesù al Signore, quaranta giorni dopo la nascita. La presentazione di Gesù è accompagnata dall’offerta delle due colombe che stanno in mano a Giuseppe. Al tempio, la famigliola incontra due personaggi “giusti e pii” che vivevano nell’attesa del Salvatore: Simeone e Anna, che esultano vedendo il bimbo nel quale vedono realizzate le loro attese.
Le pareti sono state dipinte dal Paolo Maggi, mentre la prospettiva e l’ornato, dal Caironi e da Francesco Nicora.

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Cappella XII – DISPUTA DI GESÙ NEL TEMPIO[+] Espandi
Già Natività di Gesù
Quinto Mistero gaudioso
Quando Gesù ebbe dodici anni, i suoi salirono a Gerusalemme, secondo il rito della festa. Trascorsi quei giorni, mentre essi se ne tornavano, il fanciullo rimase in Gerusalemme, senza che i suoi genitori se ne accorgessero. Credendo che egli si trovasse nella comitiva, fecero una giornata di cammino, poi lo cercarono fra i parenti e conoscenti.  Ma, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme per farne ricerca, e lo trovarono tre giorni dopo, nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, intento ad ascoltarli e a interrogarli. Tutti quelli che lo udivano restavano meravigliati della sua intelligenza e delle sue risposte. Nel vederlo, i genitori furono stupiti….
Luca 2,42ss
La cappella, che conclude i misteri gaudiosi del rosario, sorge su un’area pianeggiante, sul luogo in cui anticamente sorgeva l’abitato di Cardalona, il borgo citato in numerosi documenti e scritti storici.
È stata edificata ex novo a partire dal 1881, a seguito di un voto del vescovo Nazari di Calabiana, ed è un edificio a pianta quadrata con angoli smussati all’interno, affiancato da un pronao sostenuto da pilastri e colonne, coperto da volte a vela ribassata. All’interno, il gruppo plastico di Antonio Brilla, in origine di tredici statue, raffigura il ritrovamento di Gesù al tempio.
Gesù, rimasto a Gerusalemme all’insaputa di Maria e Giuseppe ripartiti per Nazaret, viene ritrovato nel tempio mentre discute con i dottori della Legge. Impressiona la tranquillità del giovinetto Gesù seduto a suo agio, in mezzo agli studiosi della legge e della tradizione che, con i loro testi in mano, ascoltano o interrogano: alcuni con volti arcigni e perplessi, altri invece con l’aria convinta dall’argomentare del ragazzo. Sulla destra, vicino alla porta, i genitori, con una Maria pronta a slanciarsi verso il figlio.
Le pareti, affrescate da Agostino Caironi, ritraggono il tempio sorretto da un colonnato, altri dottori della legge coinvolti nella discussione e scorci della città con i suoi portici e giardini.

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Cappella XIII – ORAZIONE DI GESÙ NELL’ORTO[+] Espandi
Già Cappella delle Sibille
Primo Mistero doloroso
Gesù se ne andò, secondo il suo solito, al monte degli Ulivi; lo seguirono anche i discepoli. Quando giunse sul luogo, disse loro: «Pregate per non cadere in tentazione». Allontanatosi da loro alcuni passi pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Però non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. E, entrato in agonia, pregava più intensamente. E il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, alzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò addormentati… Intanto giunse una folla di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici. Si avvicinò a Gesù per baciarlo… Dopo aver catturato Gesù, lo condussero via.
Luca 22,39ss
La cappella è una costruzione radicalmente rimaneggiata nel corso dell’800. Interamente perduta la decorazione originaria, presumibilmente eseguita nei primi anni del 1600, la cappella venne ricostruita nel 1860 per volere della Commissione dei restauri, mentre nel 1883 il vescovo Nazari di Calabiana la fece decorare a sue spese, con statue del Brilla e dipinti del Caironi.
L’ingresso originario si trovava in posizione opposta all’attuale, che è preceduto da un pronao sostenuto da pilastri. L’interno, a pianta rettangolare è molto semplice e caratterizzato da un’atmosfera notturna favorita anche da un vetro  colorato alla finestra, che lascia penetrare una luce azzurro intenso.
La scena raffigurata dalle statue e dagli affreschi, è la preghiera di Gesù all’orto degli Ulivi, caratterizzata dalla solitudine e dall’angoscia. Un Gesù provato, appoggiato alla roccia, supplica il Padre di evitargli la prova e la morte che sente avvicinarsi. Ma dal cielo irrompe un angelo che, inesorabile, gli porge il calice e la croce della passione alla quale non può sottrarsi. Sullo sfondo, l’orto degli Ulivi: a destra, in una campagna rischiarata dalla luna, i discepoli addormentati e incapaci di vegliare con Gesù. Al centro, invece, dalle tenebre rischiarate dalle fiaccole, emerge guardingo Giuda, il traditore, che guida le truppe venute ad arrestare Gesù.

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Cappella XIV – FLAGELLAZIONE DI GESÙ[+] Espandi
Secondo Mistero doloroso
[Dopo l’arresto di Gesù], i capi dei sacerdoti con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio tennero consiglio e, fatto legare Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato… Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rilasciò Barabba e consegnò Gesù perché, dopo averlo flagellato, fosse crocifisso.
Marco 15,1ss
La cappella, situata sul percorso degradante verso ovest, esisteva già con un titolo diverso, non identificato. Interamente ristrutturata nel 1886, il canonico Giuseppe Bussi incaricò Antonio Brilla della realizzazione delle statue, Francesco Nicora per le prospettive architettoniche e Ponziano Loverini per le figure. Nel 1935 Guido Capra ha eseguito restauri delle sculture e la sostituzione di una statua, mentre tra 1992 e 1999 si sono avuti nuovi interventi di restauro delle statue e dell’apparato decorativo.
Il piccolo edificio a pianta quadrata, presenta una facciata molto lineare con lesene in rilievo agli angoli.
La scena della flagellazione, di rappresentazione tradizionale, è costituita da sei statue (cinque originali ed una, quella del flagellatore a torso nudo, sostituita dal Capra) e da affreschi sulle pareti, che rappresentano l’interno del pretorio di Pilato.
Gesù, legato alla tradizionale colonna, è attorniato da tre sbirri che lo trattengono e lo flagellano, mentre un soldato romano e un personaggio ignoto (forse un sacerdote?) osservano la scena. Non c’è alcuna insistenza sul macabro: i flagelli sono piuttosto “caserecci”, fatti di rametti di sanguinella; anche un cane assiste senza particolare turbamento; lo sbirro, di schiena, ha taglia e aria da solido contadino più che da manigoldo, il soldato romano baffuto e seduto ha l’aspetto piuttosto tranquillo, mentre il sacerdote (?), quasi nascosto, sembra comandare con durezza il supplizio.

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Cappella XV –INCORONAZIONE DI SPINE[+] Espandi
Già Ritorno della sacra famiglia dall’Egitto
Terzo Mistero doloroso
Allora i soldati condussero Gesù dentro il cortile, cioè nel pretorio e, convocata l'intera coorte, lo rivestirono di porpora e gli cinsero il capo intrecciandogli una corona di spine. Quindi incominciarono a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!», mentre con una canna gli battevano il capo, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, gli facevano riverenza. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e lo rivestirono delle sue vesti.
Marco 15,16ss
La cappella è stata costruita tra il 1605 ed il 1609 per volere di Alfonso de Corte di Pavia, salvatosi miracolosamente da un annegamento. Originariamente raffigurava il Ritorno della sacra famiglia dall’Egitto: Maria con Gesù e l’asinello, l’angelo e Giuseppe.
L’edificio è stato ricostruito nel 1886 e dedicato al “mistero” dell’Incoronazione di spine, con l’esecuzione di nuove statue ad opera del Brilla e di decorazione pittorica ad opera del Nicora. La cappella è a pianta ellittica con piccola abside e pronao antistante coperto da volta a vela.
Il gruppo scultoreo del Brilla è fra i più espressivi dell’autore e raffigura Gesù che viene incoronato di spine. Il tormento è inflitto da due gaglioffi: quello di destra, con tanto di “guanti del mestiere” e aria professionale, conficca la corona sul capo di Gesù. Quello di sinistra, con aria aggressiva e denti sporgenti per lo sforzo, blocca con decisione il capo di Gesù, mentre, tutto sulla sinistra, un terzo gaglioffo “osserva” con aria coinvolta. Sulla destra, un soldato romano accucciato assiste volgendosi ad un sesto personaggio, che se ne sta con aria impassibile, quasi a dire “Cose loro”, estranea.
Gli affreschi del Nicora riproducono l’interno di una sala del pretorio di Pilato.

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Cappella XVI –SALITA DI GESU’ AL CALVARIO[+] Espandi
Quarto Mistero doloroso
Mentre conducevano via Gesù [dal pretorio di Pilato al luogo detto Calvario o Golgota], fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran moltitudine di popolo e di donne che si battevano il petto e piangevano per lui… Insieme a lui venivano condotti a morte anche due delinquenti.
Luca 25,26ss
La cappella è stata edificata ex-novo nel 1889 su progetto di Crescentino Caselli, allievo dell’Antonelli, a spese della contessa Eleonora Roggeri di Villanova, mentre tra 1892 e 1895 lo scultore Leonardo Bistolfi ne ha eseguito il gruppo plastico.
L’edificio è interessante per l’impianto compositivo, l’originalità e la cura dei particolari. La pianta è a geometria composta, formata da un’ellisse interrotta su cui si imposta il pronao, coperto da volte a vela piatte, realizzate in mattoni a vista e sostenuto da colonne con capitelli cubiformi in pietra.
All’interno il tema della salita al Calvario è svolto con grande effetto. Il gruppo statuario costituito da un complesso in rilievo di figure in gesso delicate e tormentate e realizzato dal Bistolfi, progressivamente si appiattisce fino a diventare affresco, opera di Giovanni Giani, autore anche della  volta.
Un’interminabile salita si snoda verso la cima del Calvario, affollata da personaggi dolorosamente partecipi all’evento, da soldati che mantengono l’ordine, da popolani coinvolti o anche solo incuriositi. Partendo da sinistra, si distinguono Maria di Cleofa e Maria di Magdala, composte nel loro dolore, mentre Maria, la madre di Gesù, con il braccio alzato rivolto al figlio, è sorretta da Giuseppe d’Arimatea. Davanti a loro un personaggio anonimo, piccolo e tarchiato, togato e con una tabella in mano (forse il cartello con la motivazione della condanna), sembra asciugarsi il sudore. Al centro della scena domina la figura di Gesù, ben eretto pur sotto il peso della croce, nell’atto di rivolgersi alla madre.
Bistolfi ha raffigurato se stesso in Giuseppe d’Arimatea, la moglie nella figura in piedi dietro Maria è appoggiata alla roccia e il figlio Giovanni nel giovinetto seduto sul bordo del sentiero. La decorazione liberty della volta è forse un po’ estranea alle vicende sottostanti.

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Cappella XVII – NOZZE DI CANA[+] Espandi
Episodio estraneo ai Misteri del rosario
Ci fu una festa di nozze in Cana di Galilea e c'era là la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli dice: «Non hanno più vino». Le dice Gesù: «Che vuoi da me, o donna? Non è ancora venuta la mia ora». Sua madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». C'erano là sei giare di pietra per le abluzioni, capaci da due a tre barili ciascuna. Dice loro Gesù: «Riempite le giare di acqua». Le riempirono fino all'orlo. Dice loro: «Ora attingete e portatene al direttore di mensa». Come il direttore di mensa ebbe gustata l'acqua divenuta vino…, chiama lo sposo e gli dice: «Tutti presentano dapprima il vino buono e poi, quando si è brilli, quello scadente. Tu hai conservato il vino buono fino ad ora». Questo inizio dei segni fece Gesù in Cana di Galilea.
Giovanni 2,1-11
La cappella, edificata nel 1605, nel 1612 risulta già ornata di dipinti e sculture, opera mirabile dei fratelli Tabacchetti, che poi subiranno grossi e maldestri interventi ottocenteschi.
L’edificio a pianta quadrata, presenta un pronao sostenuto da pilastri sormontati da archi, con volte a vela nella campata centrale e a crociera ai lati.
L’interno rappresenta il racconto evangelico del miracolo della trasformazione dell’acqua in vino operato da Gesù nel corso di una festa di nozze, raffigurata molto realisticamente come una sontuosa festa di signori monferrini del Seicento, in abiti d’epoca e stoffe preziose. La scena è dominata dalle figure centrali di Gesù e di Maria. Con fedeltà al testo evangelico, la madre, con le mani e l’espressione del volto, sembra sollecitare Gesù ad intervenire, mentre Gesù, con il gesto della mano, sembra invitare la madre a pazientare. A fianco di Gesù il sommo sacerdote, con tanto di pettorale con le 12 pietre preziose (rimando alle 12 tribù d’Israele), tiene in mano il coltello, forse in attesa di essere servito. Gli sposi, sulla sinistra della tavolata, in posizione marginale, sembrano all’oscuro di quanto sta succedendo; mentre i commensali hanno l’aria sobria, anche se hanno già dato fondo alle scorte di vino, uno di loro tiene in mano quello che per i monferrini è un tartufo. Per tale motivo questo personaggio è diventato l’emblema di molte manifestazioni autunnali legate al tartufo. Sulla destra, due domestici accucciati sono alle prese con due giare: da una versano nell’altra acqua che nel travaso cambia di colore e diventa vino.
Sulla parete di fondo è collocata una pala d’altare, in cotto, raffigurante il convito imbandito dal padre di Tobia per il ritorno del figlio con la moglie Sara (Tobia 11,17-18). Sul soffitto, quattro medaglioni, attribuiti a Giorgio Alberini, descrivono scene di banchetti ispirati all’Antico Testamento che prefigurano quello evangelico.
È possibile che le due figure poste all’estremità destra del tavolo siano gli autoritratti dei fratelli Giovanni e Nicola de Wespin, detti Tabachetti.

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Cappella XVIII – CROCIFISSIONE[+] Espandi
Già Transito di san Giuseppe
Quinto Mistero doloroso
Quando giunsero sul luogo detto del Cranio [Calvario], là crocifissero Gesù e i due malfattori… Uno dei malfattori che erano stati crocifissi, lo insultava… Ma l'altro lo rimproverava: «Noi giustamente riceviamo la giusta pena per le nostre azioni, lui invece non ha fatto nulla di male». Poi aggiunse: «Gesù, ricordati di me, quando andrai nel tuo regno». Gesù gli rispose: «In verità ti dico: oggi, sarai con me in paradiso».
Era quasi l'ora sesta, quando si fece buio su tutta la terra fino all'ora nona, essendosi eclissato il sole. Il velo del tempio si squarciò a metà. E Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito». Detto questo, spirò… [Tra gli astanti] c'era un uomo di nome Giuseppe, nativo di Arimatea, membro del sinedrio, uomo giusto e buono…
Luca 23,33ss
La cappella è posta sul percorso che procede sul lato ovest del monte, e in origine era dedicata al Transito di san Giuseppe, con sculture attribuite al Tabacchetti, ma sembra che già alla fine del XVII secolo fosse in completo abbandono, e quanto rimaneva delle sculture fu distrutto agli inizi dell’800.
Nel 1862 furono eseguiti restauri voluti dalla Commissione Promotrice, mentre nel 1887 il canonico Bussi fece rappresentare la Crocifissione di Gesù, con statue di Antonio Brilla e dipinti di Paolo Maggi. Poi, nel 1902 fu sostituita la scultura del buon ladrone.
La scena della crocifissione di Gesù, diversamente da quella del Sacro Monte di Varallo, è molto spoglia e ridotta all’essenziale, con solo otto statue che raffigurano i personaggi descritti dal Vangelo. Gesù in croce, con aria di abbandono, è attorniato dai due ladroni: quello di destra, “il cattivo ladrone”, sdentato e contorto, ha l’aspetto rabbioso, mentre quello di sinistra, “il buon ladrone”, ha l’aria serena e volge uno sguardo pieno di fiducia verso Gesù, dal quale sarà ricompensato. Davanti, da destra, vediamo in successione Giuseppe d’Arimatea, discepolo discreto e fedele che si farà poi carico della sepoltura di Gesù; Giovanni che vive il suo dolore solitario; la Maddalena accasciata ed angosciata e Maria, la madre, piegata dal dolore e sostenuta da una pia donna.
La decorazione delle pareti lascia intravedere discretamente i soldati e le folle, sullo sfondo di una Gerusalemme avvolta dalle tenebre e da una luce rossastra dietro la croce, mentre un fulmine colpisce il tempio, una punizione celeste che non trova riscontro nel racconto evangelico.

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Cappella XIX – RISURREZIONE DI GESÙ[+] Espandi
Già Deposizione di Gesù dalla Croce
Primo Mistero glorioso
Trascorso il sabato, Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono gli aromi per andare ad imbalsamare Gesù. Assai presto, nel primo giorno della settimana vennero al sepolcro dove era stato deposto, appena spuntò il sole. Intanto si andavano dicendo tra loro: «Chi ci farà rotolare la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzato lo sguardo, però, osservarono che la pietra era stata rotolata, benché fosse molto grande! Entrate allora nel sepolcro, videro un giovane che se ne stava seduto a destra e si spaventarono. Ma egli disse loro: «Non vi spaventate! Voi cercate Gesù, il Nazareno, che è stato crocifisso. È risorto. Non è più qui».
Marco 16,1ss
La cappella, localizzata su di uno spiazzo pianeggiante, risulta già conclusa nel 1598, ed era dedicata alla Deposizione di Gesù dalla croce. Tutte le sculture attribuite a Giovanni Tabacchetti sono state distrutte agli inizi dell’Ottocento e gli affreschi, varie volte rimaneggiati.
Nel 1870 è stato eseguito il restauro della struttura muraria, ma è nel 1888 che sono stati eseguiti i lavori di trasformazione della cappella con l’abbattimento dell’atrio e il rifacimento del gruppo plastico ad opera dello scultore savonese Antonio Brilla e degli affreschi da parte del pittore torinese Luigi Morgari, completati nel 1892
L’edificio è di forma rettangolare coperto da una volta a cupola con un’abside semicircolare.
La cappella raffigura tre momenti distinti della risurrezione di Gesù e va letta partendo dal dipinto sulla destra.
Nella scena, vivace e drammatica, rappresentata secondo la tradizionale modalità occidentale – peraltro senza riscontro nei racconti evangelici,: vediamo Gesù che esce trionfatore dalla tomba, brandendo lo stendardo della vittoria, mentre i soldati di guardia giacciono tramortiti.
Al centro, invece, più fedele al racconto evangelico, il gruppo statuario raffigura non direttamente la risurrezione, ma la scoperta della tomba vuota da parte delle donne, che arrivano portando aromi e ricevono dall’angelo l’annuncio della risurrezione di Gesù. Delle tre donne, la Maddalena si distingue per gli abiti sgargianti e il capo scoperto.
Infine, il dipinto sulla sinistra rappresenta una delle numerose apparizioni del Risorto ai discepoli, quella ad un gruppo di apostoli (Pietro, Giovanni, Tommaso, Natanaele…) che erano tornati a pescare sul lago di Tiberiade. In particolare è evidenziato il dialogo serrato di Gesù con Pietro, al quale viene affidata una missione singolare all’interno del gruppo dei discepoli (Giovanni 21,1ss).

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Cappella XX – ASCENSIONE DI GESÙ[+] Espandi
Secondo Mistero glorioso
[Sul monte degli Ulivi, mentre gli apostoli] lo stavano guardando, Gesù fu levato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Stavano con lo sguardo fisso verso il cielo, mentre egli se ne andava: ed ecco che due uomini in vesti bianche si presentarono loro dicendo: «Uomini di Galilea, perché ve ne state guardando verso il cielo? Questo Gesù che è stato assunto di mezzo a voi verso il cielo, verrà così, in quel modo come lo avete visto andarsene in cielo».
Atti degli Apostoli 1,9ss
La cappella è situata sul tratto in salita che conduce al Paradiso. Non si hanno notizie certe sulla sua fondazione, e alcune fonti la vogliono costruita utilizzando i resti di un antico torrione che sorgeva nei pressi dell’antica porta di Cardalona. Le prime notizie certe risalgono al 1888 quando venne quasi completamente rinnovata, con la realizzazione dell’apparato scultoreo ad opera di Antonio e Stefano Brilla e delle pitture ad opera di Paolo Maggi.
La cappella è di forma cilindrica, sormontata da una cupola emisferica, e sull’asse centrale si trovano la porta ad arco e una finestra a forma circolare.
La decorazione raffigura Gesù che sale al cielo, sotto gli sguardi degli 11 apostoli (manca Giuda) e di Maria, la madre, mentre angeli dipinti accompagnano la sua ascensione. Gli apostoli – tutti barbuti e maturi, ad eccezione di Giovanni, al centro, di spalle – sono divisi tra stupore e preghiera. Uno di essi (Giacomo il Maggiore, quello di Santiago de Cpmpostela) ha un abbigliamento diverso dagli altri: bastone da viaggio, cappello, mantellina con tanto di conchiglia… quasi fosse in procinto di partire.
Sul pavimento, dietro le spalle di Giovanni, su un accumulo di terra sono rimaste impresse le ultime impronte dei piedi di Gesù su questa terra, così care ai pellegrini medievali che si recavano a venerarle sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme.

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Cappella XXI – DISCESA DELLO SPIRITO SANTO SUGLI APOSTOLI[+] Espandi
Terzo Mistero glorioso
Il giorno della Pentecoste [dieci giorni dopo l’ascensione di Gesù al cielo] volgeva al suo termine, ed essi [gli apostoli e Maria] stavano riuniti nello stesso luogo. D'improvviso vi fu dal cielo un rumore, come all'irrompere di un vento impetuoso, che riempì tutta la casa in cui si trovavano. Apparvero ad essi delle lingue come di fuoco che si dividevano e che andarono a posarsi su ciascuno di essi. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava ad essi il potere di esprimersi.
Atti degli Apostoli 2,1-4
La cappella è poco distante dalla sommità del monte e presenta un’architettura elegante con un portico sormontato da archi, volto a mezzogiorno è attraversato dalla strada. Con la V cappella è sicuramente una delle più eleganti della “Via Sacra”. Compresa nel progetto originario del priore Massino, nel 1612 risulta già edificata nelle forme attuali.
Devastata durante la soppressione napoleonica, a metà dell’Ottocento fu sottoposta ad un primo intervento di restauro, mentre nel 1888 Antonio Brilla ha rifatto le statue e il Maggi ha restaurato e integrato gli affreschi.
L’evento della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e Maria il giorno di Pentecoste si svolge in un ambiente signorile con tendaggi e temi architettonici: è il Cenacolo, la “Camera Alta” di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Il protagonista dell’evento, lo Spirito Santo, quasi si perde nella grande sala anche se è raffigurato due volte: sul dipinto della volta, al centro di una raggiera luminosa, e, sporgente, sulla parete alle spalle di Maria. Le statue ottocentesche, in gesso dipinto, si trovano sopraelevate da due gradini e sono disposte a semicerchio. Solo Maria, al centro della scena, e qualcuno degli apostoli conserva, ancora, sul capo la fiammella, parte di quelle “lingue di fuoco” dello Spirito Santo che si erano posate su di loro, segno visibile del suo intervento. Tra gli apostoli, alcuni sono in atteggiamento di preghiera, e altri sono alle prese con i libri delle Scritture consultate e interpretate attendendo l’evento, e prima di cominciare a parlare in altre lingue.

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Cappella XXII – ASSUNZIONE DI MARIA[+] Espandi
Quarto Mistero glorioso
Il Salvatore… ordinò dunque all'arcangelo Michele di trasportare l'anima della santa Maria. L'arcangelo Michele fece rotolare la pietra dall'ingresso della tomba, e il Signore disse: «Sorgi, amica mia e mia intima! Tu… non passerai attraverso la corruzione del corpo nel sepolcro».
Maria, risorta immediatamente dal sepolcro, benediceva il Signore e distesa ai piedi del Signore l'adorava dicendo: «Non ti posso degnamente ringraziare, Signore, per gli immensi benefici che tu ti sei degnato di concedere a me tua ancella… ». Il Signore la baciò, poi si allontanò affidando la sua anima agli angeli affinché la portassero in paradiso.
Melitone di Sardi, Transito della Beata Vergine Maria 17,1 – 18,1
La cappella è situata lungo il sentiero che sale al Paradiso ed è detta anche del Transito. Voluta dalla Commissione Promotrice dei restauri, venne rifatta nel 1887 e completata negli anni successivi con la decorazione scultorea (Antonio Brilla) e pittorica (Michele Brilla).
L’edificio è molto semplice e di dimensioni ridotte, a pianta quadrata ed è coperto da una volta a padiglione.  All’interno, le statue, si presentano bianche, lasciate incomplete dallo scultore che morì prima di riuscire a completarle. La tecnica costruttiva, veloce ed immediata, utilizzata per il gruppo della Vergine, ha comunque resistito nel tempo.
La scena dell’Assunzione consta di un apparato scultoreo in parte sospeso mediante sostegni in ferro e legno, costituito dalla statua della Vergine avvolta in un’ampia veste dalle pieghe accentuate, il viso e le braccia rivolte verso l’alto, il capo ornato da una raggiera. Due angeli ai lati la sollevano verso il cielo, mentre fra le nuvole ai suoi piedi emergono cherubini. Le fanno corona angioletti festanti che la accolgono su sfondo di nubi rosa affrescate sulle pareti e sulla volta.

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Cappella XXIII – INCORONAZIONE DI MARIA[+] Espandi
Quinto Mistero glorioso
Dopo che il corpo di Maria fu trasportato in cielo, vedemmo Elisabetta, madre di san Giovanni Battista, Anna, madre di Maria, Abramo, Isacco, Giacobbe e David, che cantavano l'alleluia, e tutti i cori dei santi che veneravano i preziosi resti della madre del Signore: il paradiso, il luogo ove fu trasportato il prezioso e santo corpo di lei, era tutto raggiante di luce incomparabile e tutto pervaso di profumo, v'era pure la melodia di quanti inneggiavano a colui che da lei è nato, una melodia così dolce che solo ai vergini è dato di ascoltare e della quale non si è mai sazi.
Dormizione di Maria – Discorso di san Giovanni il Teologo 49
La cappella si trova sulla sommità del colle, in splendida posizione panoramica, al termine della “Via Sacra”, ed è indubbiamente la più complessa del Sacro Monte. L’edificio, chiamato comunemente Paradiso, fu costruito verso la fine del 1500 sulle rovine del castello di Cardalona, di cui utilizza parzialmente le strutture di fondazione. È stata una delle prime cappelle ad essere costruita per volere dei Canonici lateranensi, e durante le guerre che funestarono il Monferrato dal 1612 al 1698, il Paradiso costituiva un eccezionale punto per l’avvistamento e il controllo del territorio circostante.
L’edificio è a due piani, a pianta circolare sormontato da una cupola, con un loggiato e volte a crociera sorrette da pilastri in laterizio e colonnine binate che collegano il porticato alle due imponenti scalinate esterne.
La cappella è essenziale nella sua composizione esterna che e non presenta decorazioni. All’interno, invece, si celebrano un festoso inno di vittoria sulle tribolazioni terrene e un invito alla speranza, sviluppati da una scena estremamente ricca, costituita da un grande gruppo plastico di innumerevoli angeli sospeso al soffitto e attorniato da una corona di 300 figure in adorazione e preghiera. Il gruppo scultoreo è sospeso grazie ad una complessa struttura reticolare. Per la realizzazione delle figure degli angeli e per alcune statue si fece uso anche di stampi che permisero una produzione seriale.
La composizione è stata realizzata tra 1604 e 1612 da Nicola e Giovanni Tabacchetti, con l’aiuto di uno scultore lombardo e si articola su tre anelli sovrapposti intorno al gruppo centrale costituito dalla Vergine sollevata in cielo da uno stuolo di angeli e incoronata regina della terra e del cielo dalla Trinità stessa.
Nell’impressionante sciame centrale sospeso nel vuoto, miriadi di angeli sembrano sovrapporsi e sostenersi l’un l’altro, mentre nelle schiere di personaggi circostanti si distinguono apostoli, martiri, santi vari tra cui (nell’anello inferiore) cardinali e vescovi in abiti liturgici e no, frati e suore di varie fogge, un contadino con tanto di falce, un capomastro con la sua brava squadra… Sulla volta sono dipinte ancora altre schiere di angeli con trombe flauti, violini, impegnati in un concerto sicuramente celestiale. È un tripudio di santi e di angeli che fanno da corona all’esaltazione di Maria in cielo e coinvolgono il pellegrino che, dalla terra contempla e partecipa alla festa celeste.
La tradizione vuole che nel vano inferiore della cappella, fosse collocata la cappella dell’Inferno come efficace contrapposizione al Paradiso soprastante.
Dal 1979 al 1995 l’area della Cappella del Paradiso è stata oggetto di un complesso intervento che ha interessato il consolidamento statico della struttura edilizia (su progetto di Franco Delmastro), il restauro dei dipinti e delle sculture e il rifacimento del relativo sistema di ancoraggio statico (con l’intervento di Gian Luigi Nicola), il recupero di una cappella interrata e la creazione di uno spazio espositivo sottostante su progetto di Teresa Rossi.

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