I Romitori

Giunti alla sommità del monte, una “Via del ritorno”, riporta al piazzale del Santuario, in modo che i pellegrini scendano in un percorso diverso – attualmente non percorribile – che rappresenta anche un itinerario spirituale. La “Via del ritorno” è studiata in modo da costituire un ulteriore momento di riflessione attraverso la riproposizione di figure di santi.
Diversamente dal percorso ideato per le cappelle, per i romitori (luoghi solitari adatti al raccoglimento) non esisteva un progetto unitario che ne definisse numero, posizione e sequenza dei temi da rappresentare. La scelta sembra essere stata determinata dalla disponibilità economica del patrocinatore e dalla sua devozione particolare.

Oggi rimangono cinque romitori, di cui alcuni ricostruiti nel XIX secolo: Sepolcreto dei Frati (già Sant’Alessio), l’Addolorata, San Rocco, San Francesco, San Luca.

Sepolcreto dei Frati

Già Romitorio di Sant’Alessio
Primo dei romitori che si incontrano scendendo lungo la “Via del Ritorno”, risultava già costruito nel 1612 a spese di Pietro da Gattinara. In origine raffigurava sant’Alessio in ginocchio con le mani giunte e un balcone con la madre e la sposa, mentre i dipinti raffiguravano papa Innocenzo I, i cardinali e l’imperatore Onorio con il suo seguito.
A metà dell’Ottocento il romitorio era in completo abbandono e ormai privo della decorazione originaria. Nel 1930 è stato completamente trasformato e destinato a sepolcreto dei frati Francescani.

Oggi si presenta con un porticato esterno, costituito da pilastri in muratura intonacati e sormontati da archi. L’interno, con una volta a botte, è decorato con due statue poste sopra l’altare e accoglie le salme di p. Giacinto Burroni, studioso di Crea e di storia francescana, del fotografo p. Giovanni Valle, di p. Antonio Brunetti, primo Presidente del Parco del Sacro Monte di Crea e infaticabile promotore degli ultimi restauri. Le statue raffigurano sant’Alessio, nobile romano fattosi mendicante e pellegrino per tutta la vita, e san Bernardino, grande santo predicatore e pacificatore francescano.

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Romitorio dell'Addolorata

È l’unico che conservi al suo interno la scena originaria. Ha una pianta a forma ellittica, coperta da una volta a cupola ed è stato edificato agli inizi del ’600 per volere di Girolamo da Mantova, Canonico lateranense. Fu sottoposto a diversi restauri (fine del ’700 e metà dell’800) che non lo alterarono sostanzialmente. All’interno, il gruppo statuario in terracotta policroma attribuito ai fratelli D’Enrico raffigura la “Madre della passione”: Maria compresa in un dolore contenuto tiene in grembo il corpo esanime e abbandonato del figlio, appena staccato dalla croce. Sullo sfondo si intravede il Golgota sovrastato da angeli e putti tutti partecipi nel dolore della Madre.

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Romitorio di San Rocco

Nel romitorio dedicato a San Rocco l’iconografia attuale ripete quella originaria. Si tratta di un edificio a pianta quadrata, con una abside coperta da una cupola, costruito dai Canonici lateranensi con le offerte raccolte mentre infuriava la peste del 1598. Nel 1850 risulta completamente in rovina, e solo tra il 1927 e 1935 furono rifatte la decorazione pittorica ad opera di Mario Gachet di Torino e le statue in gesso dipinto ad opera di Guido Capra.

Il gruppo plastico all’interno raffigura San Rocco, il popolarissimo santo la cui devozione era diffusissima in tutto il mondo, soprattutto in quello contadino, e protettore degli appestati e dei pellegrini. Il santo è raffigurato nella sua tenuta più tradizionale: da pellegrino, con mantello, bastone, zucca per l’acqua… è ben visibile la ferita lasciata dalla peste, nell’atto di guarire un appestato accosciato ai suoi piedi, mentre un cagnolino gli porge del pane.
Sulla volta alcuni angeli festanti e sotto la coloritura della nicchia è visibile il resto di un affresco precedente.

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Romitorio di San Francesco

Già di Romitorio di San Carlo
Voluto dal Canonico lateranense p. Valerio di Alba, nel 1683 l’edificio risulta già edificato e dedicato a san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, grande pastore e riformatore della chiesa, morto un secolo prima. Il Santo era raffigurato inginocchiato in preghiera, mentre sulle pareti erano affrescati alcuni episodi della sua vita, tra i quali la visita al Sacro Monte di Varallo. Andato in rovina sul finire dell’Ottocento, nel 1919 è stato rifatto e dedicato a san Francesco.

La piccola costruzione a pianta quadrata, coperta da una volta a cupola, ha un’abside tamponata da una parete. All’interno si trova la statua di san Francesco (realizzata nel 1953 da Luigi Bagna). Il capo e le mani rivolte verso il cielo in atto di preghiera e il corpo asciutto esprimono tutta la tensione spirituale del Santo. La volta conserva tracce di un cielo dipinto entro motivi geometrici. Sulla parete di sinistra vi è una vetrata moderna con una croce. Su quella centrale sono applicate lastre di marmo che riportano il Cantico delle creature di san Francesco, mentre sul cancello di ferro sono riprodotti il simbolo e il saluto francescano rispettivamente le braccia incrociate e Pax et Bonum.

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Romitorio di San Luca

La cappella, già esistente nel 1612, è dedicata a san Luca, autore del terzo vangelo e che la tradizione vuole anche autore delle statue della Vergine (tra cui quella di Crea) portate in Occidente da Eusebio di Vercelli al ritorno dall’esilio palestinese. L’edifico a pianta quadrata, è coperto da una cupola. Le sculture, databili al periodo tardo seicentesco, sono state restaurate e in parte rifatte a metà ’800.

San Luca è raffigurato nell’atto di dare gli ultimi ritocchi alla scultura che raffigura Maria. Sotto il tavolo da lavoro se ne sta pacificamente accucciato il bue, emblema dell’evangelista. Le statue sono in parte in gesso dipinto.
Sulle pareti laterali sono collocati i busti dei coniugi Barberis-Raimondo (finanziatori di restauri e rifacimenti), in costumi seicenteschi e devotamente a mani giunte.
Il romitorio è stato recentemente restaurato con il contributo del Lyons Club della Val Cerrina.

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